Matteo bomber Anzio calcio

Matteo Balistreri – Un ricordo

“Che …te,  sei l’amica de mamma?”

Arrivavo da Torino, finestrini giù, stanca, sulla mia Punto azzurra e ti vedo a petto nudo su una motoretta minuscola. Ti avevo visto nelle foto, ma mi sarebbero bastati i racconti di tua mamma per capire che eri tu, Matteo, sveglissimo, 5 anni.

“Sì sì, mi accompagni a casa tua?”

“Viè co’ me”

E così ti ho seguito fino al cancello di casa, che, naturalmente, era poche decine di metri dal luogo del nostro incontro (indipendente sì, ma avevi pur sempre solo cinque anni!).

Questo è il ricordo più datato e tenero che ho di te.

Quando ci hai salutati sei anni fa avevo scritto il mio ricordo di te e oggi ti dedico un pensiero, d’accordo con la tua mamma e il tuo papà.

So e sapevo tante cose di te, di te e di Elisa. Al telefono, negli anni, tua mamma mi parlava spesso di voi: il calcio, il cavallo, le vacanze in montagna, al mare, le uscite con gli amici, le fidanzatine…le fidanzatine…che rubacuori!

So quanto fossi compagnone con gli amici, leale e giusto. Il primo a divertirti, a cantare, giocare e il primo a correre in difesa del più debole, un cavaliere senza macchia e senza paura!

La seconda volta che sono venuta a casa tua, otto anni fa, mi hai accolto sorridente e hai detto a tua mamma, facendomi l’occhiolino, che ero chic! Io avevo appena terminato delle cure mediche piuttosto invasive ed ero abbastanza provata…ho sorriso e, successivamente, ho detto a tua mamma che eri davvero un gentleman.

Ho assistito nei giorni in cui mi avete ospitata ai tuoi allunghi in giardino in vista di un importante provino calcistico di cui non sapevo nulla, top secret per scaramanzia! Ti guardavo e vedevo questo condensato di forza, energia, vitalità che incanalavi soprattutto nel calcio ed eri bravo!

Mi è capitato di guardare qualche frammento di video delle tue partite “Ecco Balistreri sulla fascia…arriva…Balistreri riceve…dribbla…allunga…goal! Di nuovo Balistreri, riceve, crossa, di testa…goal!”

Eri un personaggio, portavi con spontaneità giacca e papillon, borsa a tracolla sul petto nudo, ti presentavi ad una premiazione calcistica in divisa da calcio e infradito ai piedi…un  po’ fuori dagli schemi.

Nel calcio invece gli schemi…erano parte di te! I commenti dei tuoi mister sui social sei anni fa erano un plauso collettivo!

Matteo, da quando non ci sei più sono successe tante cose in casa Bali, te lo dico anche se tu, come dice sempre la tua mamma, sai tutto: ci sono un bimbetto e una bimbetta che corrono vivaci e con i loro gridolini riempiono di gioia tutti quanti! Mancano le urla di Rosetta, il pappagallo, ma mi sa che da lassù controlla con te la situazione.

Tutte le volte che io e la tua mamma adorata ci sentiamo o ci vediamo un pensiero va a te, un ricordo, un gesto, un oggetto, una battuta, una risata e spunti tu.

Una risata sì, perché la tua mamma anche se con il cuore devastato, non ha mai smesso di sorridere.

“Se io sorrido, Matteo è felice. Se io mi dispero, Matteo sta male, si angoscia”.

Questo è quanto lei ha sempre detto, ti sente, con dei segnali che solo tu e lei conoscete. Sei sempre presente per lei, per tuo papà, per Elisa. Vedo ogni tanto sui social dei ricordi, dei pensieri che ti lasciano gli amici, vengono a farti visita anche da lontano. E ancora oggi a distanza di sei anni.

Ogni tanto spuntano dei video sui social dove canti in gruppo e da solo le canzoni napoletane che tanto ti piacevano, altri video dove scherzi con i compagni di squadra, innumerevoli le foto con Elisa e con i tuoi cugini.

Non ci sono regole nella gestione del dolore più grande che possa capitare a due genitori e ogni comportamento è assolutamente personale e ingiudicabile: isolamento, chiusura in se stessi, inserimento in gruppi di volontariato, associazioni ricreative e così via.

Incanalare il dolore senza fine in … … puntini puntini… qualcosa che non so e non mi permetto di definire.

Nel tuo caso, la tua mamma credo abbia convogliato il suo dolore in un amore ancora più grande verso di te, cercare di stare al meglio lei perché tu sia tranquillo.

Qualche anno fa mi disse “Elena io potrei sbattere la testa contro il muro un milione di volte senza risolvere nulla e provare il minimo sollievo. Posso solo pensare che Matteo è sereno e felice se noi stiamo bene, ci guarda e ha vissuto al massimo e appieno il tempo che gli è stato concesso”.

Sì, perché il tuo motto era: “Vivo ogni giorno come se fosse l’ultimo!” E così hai fatto per quasi 19 anni.

Ciao Matteo.

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